Dolci al cucchiaio Torte e dessert

Mousse yogurt e ricotta al rum con composta di berries

4 giugno 2018

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato,
ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me,
che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io.
Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori
e che anche lei stia pensando a me.
Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero,
sono qui e sono strana proprio come te.”
Dal Diario di Frida Kahlo

Eccomi Frida! Ci sono! Sono qui… Certe volte (facciamo quasi sempre?!), mi sento proprio come te: strana. Non so bene cosa voglia dire la parola “strana” e soprattutto se possa esserle attribuito un significato universale. Ma è così che mi sento. Strana. Bizzarra e difettosa. Ma in un modo bello. In un modo che mi piace. In un modo che, ora come ora, apprezzo. In un modo che “non vorrei mai essere diversa da così”, pregi e difetti (tanti) compresi. Ci è voluto tempo, ma finalmente l’ho capito.

E’ che sentirmi così mi piace. Mi piace il mio essere donna, ma allo stesso tempo un po’ bambina. Capricciosa. Mi piace il sorriso che veste sempre le mie labbra e i miei occhi scuri, profondi e sinceri. Occhi che sanno vedere. Mi piace il mio essere impegnativa. La mia forza, la mia caparbietà, ma allo stesso tempo la capacità di dire basta, anche se a quel basta seguono tanti altri colpi di coda. Soprattutto se quel “basta” non arriva dal cuore o dalla pancia, ma dal cervello. Il fatto è che il cervello, in certi casi, ci “salva”, e non si piò fare a meno di usarlo e soprattutto ascoltarlo.

Che poi, sono certa che cervello, cuore e pancia comunichino tra loro in continuazione, altrimenti cosa mai sarebbe tutta quella confusione che spesso e volentieri sento nella mia testa? Tutte quelle vocine che si parlano addosso, che si confrontano, si scontrano e che certe volte, lo devo ammettere, mi confondono e mi disorientano. Perché le interpretazioni dei fatti che danno cuore, pancia e cervello, difficilmente convergono. Ma con il tempo, e soprattutto con l’esperienza, si smette di essere “analfabeti”, si impara a leggere e si capisce a chi dare ascolto. Però attenzione, perché anche il cervello, quando è offuscato da un cuore ferito, può inviarci i segnali sbagliati. Il cuore è bravissimo a sparigliare le carte e “raccontarsela”. Un cuore sanguinante, sarebbe capace di tutto, pur di provare meno dolore. In ogni caso, per esperienza personale, posso dire che quando vince il cervello, la battaglia è più ardua. E penso che sia inutile e superfluo che io spieghi il perché.

Comunque, grazie alle vocine nella mia testa, non mi sento mai sola. E mi piace anche questo.

Mi piace la mia malinconia, quella malinconia con cui sono riuscita a fare pace. Quella malinconia che certe volte mi tiene in ostaggio, ma a cui, ora, non saprei mai (e non vorrei mai), rinunciare.

Mi piace immaginare che il mio corpo sia come un armadio a 4 stagioni, pieno zeppo di sentimenti. Uh! Quanto sono belli i sentimenti. E quanto fanno sentire vivi, i sentimenti. E quanto è bello provarli, i sentimenti.

Sono la donna dei sentimenti e sono la donna del “tanto”, che prima chiamavo la donna del “troppo”, in senso dispregiativo. Ma poi ho capito che il “tanto”, se è fatto con il cuore, non è mai “troppo”. Se sono cose belle, non bastano mai. Se quel “tanto” viene donato a chi sa apprezzarlo, è nutrimento per chi lo dona e per chi lo riceve.

Quant’è bello amare, sorridere, donare, sentire le cose fin nella pancia, attraverso le vene, nelle ossa, dentro al cuore. E quanto è bello farlo “tanto”. Quanto è bello saper vedere, che non significa semplicemente guardare, ma va ben oltre. Vedere significa osservare e perdersi in tutte quelle piccole cose che magari, la maggior parte delle persone, non nota nemmeno. Vedere presuppone capire, entrare in sintonia con l’oggetto del nostro sguardo ( e non sto parlando di empatia, quella vale solo tra esseri umani), sentire sulla pelle un’emozione ed elaborarla.

Io do valore a tutto. Tutto mi sembra importante. Anche le cose più piccole. Ogni piccolo particolare. Sono capace di perdermi nell’azzurro del cielo, nella venatura di un listello di parquet, nella fiamma traballante di una candela e in ogni piccolissimo dettaglio capace di attirare la mia attenzione.

Figuriamoci, quindi, quanto grande può essere il valore che do alle persone e ai rapporti.

Ecco perché cerco sempre di fare attenzione al mio comportamento. Ecco perché do importanza alle parole che uso. Mi sforzo sempre di scegliere quelle più giuste, di pensarle bene, una a una, perché le parole sono importanti, come lo è il tono, perché c’è sempre modo e modo di dire le cose. Una parola sbagliata, come un tono sbagliato, può ferire, può fare molto male, può togliere il sorriso e magari il sonno. Può mettere in crisi. E io, non voglio ferire nessuno. Non voglio che qualcuno possa stare male a causa mia, o che qualcuno possa sentirsi come mi sono sentita io tutte le volte in cui mi sono imbattuta in persone che non hanno avuto la mia stessa cura e attenzione.

…Così come sto attenta alle mie parole, faccio altrettanta attenzione a quelle degli altri. Mi perdo nel significato di una frase intera o in quello di una singola parola. Alle sfumature. All’uso di un tempo verbale. Per esempio, tra un “saremo” e un “saremmo”, c’è una bella differenza. Nel “saremo” leggo apertura, nel “saremmo”, ci leggo chiusura. Noto l’uso della punteggiatura e se alla fine di una frase c’è, o meno, uno smile. Cerco di cogliere il tono, e il più delle volte vado oltre le parole, cerco il senso, le intenzioni. Analizzo i particolari.

E’ che secondo me, sono proprio i particolari a fare la differenza, sempre. Sono quelli che anziché farci restare in superficie, ci spingono dentro alle cose.

E a proposito di particolari, in questi bicchierini golosi, ce ne sono davvero tanti che mi hanno conquistata. Non sono una che ama compiacersi da sola, ma devo ammettere che questa mousse, nella sua semplicità, è estremamente buona. Una crema soffice, vellutata e corposa, profumata al rum e vaniglia, che fa l’amore con una composta ai frutti di bosco. I biscottini al caramello e cannella, sembrano delle pepite d’oro e la granella di pistacchio e i frutti rossi, completano il tutto magistralmente. Provatela e non ve ne pentirete!

Vi auguro un buon inizio settimana. Ci rivediamo qui lunedì prossimo, vi aspetto!

Facile

5 da 1 voto
Mousse yogurt e ricotta al rum con composta di berries

Per 4

Piatto: Dessert
Keyword: berries, mousse, Ricotta, rum, vaniglia, yogurt
Porzioni: 4 Persone
Ingredienti
  • 125 gr di lamponi
  • 125 gr di more
  • 125 gr di mirtilli
  • 120 gr di zucchero semolato bianco
  • il succo di mezzo limone
  • 1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia ( o i semini di mezza bacca)
  • 170 gr di yogurt greco al 5% di grassi
  • 115 gr di ricotta di mucca
  • 100 ml di panna fresca da montare
  • 50 gr di zucchero a velo
  • 1 cucchiaio di rum dolce
  • 1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia ( o i semini di mezza bacca)
  • 4 biscotti Lotus (speculoos)
  • q.b di granella di pistacchi
  • q.b. di menta
Istruzioni
  1. Tenete da parte 100 gr di frutti di bosco (misti tra lamponi, more e mirtilli) che serviranno per la decorazione finale.

  2. Lavate i frutti di bosco rimasti, fate scolare l'eccesso di acqua e trasferiteli in una pentola con lo zucchero semolato, il succo di limone e la vaniglia.

  3. Ponete sul fornello piccolo, ma con la fiamma al massimo dell'intensità. Mescolate di tanto intanto e quando il composto inizierà a bollire in modo vivace, abbassate la fiamma e fate cuocere per 8-10 minuti. 

  4. Fate raffreddare appena e poi frullate tutto, in modo grossolano, con il frullatore a immersione. Trasferite in un barattolo e fate raffreddare completamente e poi trasferite in frigo. 

  5. Mettete in una ciotola la ricotta, lo yogurt, la panna, il cucchiaio di rum, la vaniglia e lo zucchero a velo. Trasferite in freezer per 5/7 minuti e poi, lavorate con le fruste elettriche fino a eliminare tutti i grumi e ottenere un composto gonfio e cremoso. 

  6. Distribuite sul fondo dei vasetti due cucchiaini di composto di berries, aggiungete parte della crema, sbriciolate i biscotti, aggiungete un altro cucchiaino di composta di berries, altra crema e completate con un po' di composta, granella di pistacchi, frutti di bosco e la menta.

Note

- Al posto dei Lotus potete utilizzare altro tipo di biscotto a piacere oppure dei cereali, granola o magari un mix di frutta secca. Io ho scelto i Lotus perché le note di caramello e cannella che caratterizzano questi biscotti, si sposano perfettamente con tutto il resto.

- Qualora non abbiate voglia di preparare voi la composta, potete utilizzare una confettura già pronta. Magari, diluitela con succo di limone e qualche cucchiaio d'acqua. Scaldate appena il composto sul fuoco, così da ottenere un composto meno denso e dal gusto leggermente agrumato. 

- Decorate le coppette con i frutti di bosco e la menta, all'ultimo momento, subito prima di servire.  

- Vi avanzerà della composta, potete tranquillamente conservarla in frigo per più giorni e utilizzarla come una normale confettura.

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8 Comments

  • Reply Ipasticciditerry 4 giugno 2018 at 8:43

    È molto importante accettarsi e amarsi per quello che siamo. Che poi chi determina il fatto che sia tu strana o lo siano tutti gli altri? Quelli superficiali, egoisti, menefreghisti. Quelli che non riescono a vedere la bellezza di un fiore che sboccia o la tonalità di un cielo azzurro. Quelli che chiedono, anzi pretendono, senza mai donare nemmeno un sorriso? Che povertà d’animo cara Mary. Quelle sono le persone “strane” secondo me, non noi! Io “strana” secondo questo tuo ragionamento, lo sono sempre stata e anche io, quando ero giovane, mi vedevo diversa dalla maggior parte delle persone che avevo intorno, a cominciare da mia madre, con cui ho sempre avuto molti contrasti. Poi ho imparato che siamo tutti diversi e stupendi nella nostra diversità, guai a essere tutti uguali, sai che noia? L’importante è avere i rispetto delle persone diverse da noi, non credi? Squisito e goloso il dolcetto che ci proponi e sempre meravigliose le tue foto. Buona settimana a te, dolce amica mia 💜

    • Reply m4ry 4 giugno 2018 at 9:55

      No, non c’è modo di determinarla la stranezza. Ognuno è strano a modo proprio. E io, posso affermare di amare il mio modo di esserlo. Ma la “stranezza” è un qualcosa che va oltre la sensibilità o l’insensibilità. Forse sta nella libertà e nel coraggio di essere sempre e comunque se stessi. Nel non aver paura di osare, di fare cose strambe, di cantare canzoncine, di vedere le cose con occhi puri e ingenui, nonostante lo schifo che ci circonda. Il sentirsi diversi. E io mi sento diversa. E non voglio peccare di presunzione. Penso che le persone “strane in modo bello”, si riconoscano tra loro. Poi, certo, capita anche di commettere degli errori di valutazione, ma penso sia inevitabile quando si ha il cuore grande. Se si ha il corpo come un armadio a 4 stagioni, pieno zeppo di sentimenti. Sì, siamo tutti diversi, è vero. Ed è giustissimo accettare le diversità e rispettarle. Per me, non potrebbe essere diversamente. Ed è importante rispettare se stessi…e prendere a schiaffi il cervello offuscato dal un cuore ferito e dirgli: “Ehi, bello, svegliati!”. Questo dolcetto è super, giuro che non mi aspettavo una cosa così buona. Baciotti amica <3

  • Reply Lina 4 giugno 2018 at 14:12

    Era un po’ che non mi concedevo il lusso di avere 10 minuti da dedicare alla lettura delle cose che mi piacciono, era un po’ che non venivo a leggerti e lo sapevo che avrei investito molto bene il mio tempo passando di qui!
    È un traguardo incredibile piacersi, accettarsi, ascoltarsi…e la tua riflessione parte da una delle donne che più mi affascina.
    Poi va bè…la ricetta si commenta da sola, sei sempre bravissima.
    Ciao Mary, un bacione grande :*

    • Reply m4ry 4 giugno 2018 at 15:25

      Lina! Bentornata :) E’ vero, Frida era una DONNA affascinante e vera. Sensibile, insicura ed emotivamente instabile ;) L’adoro per il suo modo semplice di dire le cose sia con le parole che attraverso i suoi meravigliosi dipinti. Bisogna lavorare duro per arrivare a piacersi, e spesso lottare contro i detrattori, quelli che hanno la capacità di farci sentire sbagliate. Ma la verità è che ci riescono facendosi strada nelle nostre insicurezze. In quelle che ci portiamo dietro fin da bambine. Ma se ci si lavora… si rinasce, e ci si riscopre e ci si vuol bene, tanto :)
      Ti abbraccio Lina e grazie di cuore <3

  • Reply Francesca 4 giugno 2018 at 15:18

    Quello che farei adesso, subito subito, sarebbe abbracciarti… nel modo in cui l’ho fatto a ottobre, che tu ricordi perfettamente e che resterà indelebile, per la nostra reazione reciproca! Questo post lo devi salvare… è bellissimo, perchè è pieno di te, pieno di luce (interiore), pieno di cose capite e pian piano digerite, pieno di Vita, quella vita che amo scrivere in maiuscolo e che le donne profonde (!) mai, mai sprecheranno… le tue parole sono le mie, un’aderenza che in realtà non mi stupisce più, perchè sappiamo bene come siamo, io e te… e quante volte ci incontriamo, prendendoci per mano! Sai cosa pensavo anche, leggendoti? Che si vede che siamo “adulte”, con uno scatto ormai diverso… certe cose escono solo da una persona che tanto ha visto e ha vissuto, che ha fatto il suo percorso, che ha lottato, capito, sbagliato, imparato ogni lezione e cresce, sboccia, matura… si migliora, col tempo! Non come chi resta fermo, incappa sempre negli stessi errori, ripete schemi abusati e magari continua pure a lamentarsi…
    Bello essere aliene, “anormali”, gemme rare, “donne del tanto”, cuori pulsanti… non è essere strane, per me… ma essere speciali.
    E dopo l’abbraccio e le considerazioni… i vasettiiiiiii buonissimiii!

    • Reply m4ry 4 giugno 2018 at 15:36

      Il tuo commento mi ha commossa. Ho gli occhi lucidi. Ho sentito un abbraccio, una carezza, uno sguardo complice. Ho sentito le tue mani. Ci sono percorsi che iniziano in modo del tutto inaspettato, percorsi che sono molto lontani dalla strada che avevamo immaginato e pensato per noi, ma forse è proprio questo il bello della vita: uscire fuoristrada. Riuscire a farne tesoro. Anche se ci siamo fatti male. Anche se siamo pieni di lividi e di graffi. Anche se certe volte ci sembra di non farcela e se le gallerie sembrano infinite. Ma quando finalmente si riesce a vedere la luce…beh, quella è la nostra vittoria. Ed è la vittoria più grande. Forse è solo l’inizio di un percorso nuovo, più consapevole, perché prima o poi la strada la impari… certo, ci saranno nuovi imprevisti, ma il modo di affrontarli, non sarà più lo stesso. Grazie di cuore per questo bellissimo commento amica mia <3

  • Reply zia Consu 5 giugno 2018 at 21:06

    Ammiro la consapevolezza che hai di te stessa e il saperlo apprezzare nei pro e nei contro. Prima o poi spero di arrivarci anch’io a questo equilibrio con il mio “io” interiore.
    Intanto che aspetto di “maturare” mi gusto con leggerezza uno di questi bicchierini dall’aspetto speciale come la cuoca che li ha prepararti <3
    Felice settimana <3

    • Reply m4ry 6 giugno 2018 at 9:27

      Tesoro mio, quello della consapevolezza è un percorso lungo, tortuoso e soprattutto infinito… penso che non si finisca mai di imparare a conoscersi e anche a sorprendersi. Forse non basta una vita… ma insomma a quasi 46 anni, un po’ di lavoro sono riuscita a farlo, anche se le “ricAdute” possono esserci. Ma poi passano :) Baciotto Consu, e grazie <3

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