Le ciliegie hanno il colore di giugno. Il malabi, invece, quello dei viaggi, delle storie e delle ispirazioni.
Giugno ha questo effetto su di me. Mi fa desiderare piatti più semplici, frutta matura, cene leggere e dolci da gustare freddi, quando il sole cala lentamente, il caldo si attenua e l’aria diventa finalmente più gentile.
Forse è anche per questo che, qualche settimana fa, sfogliando un libro di ricette mediorientali acquistato durante un viaggio a Budapest, mi sono fermata su una pagina in particolare. C’era la fotografia di un malabi, un dolce elegante nella sua semplicità.
Il malabi è una preparazione antica diffusa in diverse aree del Medio Oriente e profondamente radicata nella tradizione palestinese. Nella sua versione più classica è un dessert al cucchiaio preparato con latte, amido e acqua di rose, servito freddo e accompagnato da frutta secca, sciroppi o frutta fresca.
Una delle storie che circondano il malabi racconta che il suo nome derivi da Yazid ibn al-Muhallab, governatore e generale arabo vissuto tra il VII e l’VIII secolo. Secondo la leggenda, gli venne servito un dolce a base di latte particolarmente raffinato. Ne rimase così colpito che la ricetta iniziò a diffondersi e finì per essere associata al suo nome.
È impossibile sapere quanto ci sia di vero in questo racconto, ma mi piace pensare che dietro un dessert così semplice si nasconda una storia di viaggi, incontri e tradizioni tramandate nel tempo.
Forse è anche questo il fascino delle ricette antiche. Arrivano fino a noi dopo aver attraversato secoli e confini, conservando intatto qualcosa del loro mistero.
Come spesso accade quando una ricetta mi incuriosisce, non ho sentito il desiderio di riprodurla fedelmente. Mi interessava piuttosto lasciarmi ispirare dalla sua consistenza vellutata e dalla sua essenzialità. Così è nata questa versione al cioccolato fondente, cocco e ciliegie.
Le ciliegie hanno il colore di giugno. Quel rosso intenso che sembra trattenere la luce delle giornate più lunghe dell’anno. Ho scelto di trasformarne una parte in una salsa morbida e profumata, lasciandone altre intere, perché ogni cucchiaiata conservasse qualcosa della loro consistenza e del loro sapore pieno e generoso.
Il latte di cocco sostituisce la panna, regalando una nota delicata che accompagna il fondente senza sovrastarlo. Una lieve macinata di pepe esalta il cacao, mentre poche foglioline di timo aggiungono una sfumatura fresca e inaspettata e, perché no, una piccola nota di colore che adoro.
Il risultato è un dessert che conserva lo spirito del malabi, pur seguendo una strada diversa. Cremoso, goloso quanto basta e sorprendentemente equilibrato. Uno di quei dolci che riescono a regalare una piccola coccola senza eccessi e che, nelle giornate più calde, trovano naturalmente il loro posto in frigorifero.
Un dolce nato da una fotografia, da un libro comprato lontano da casa e da uno di quei pomeriggi estivi in cui la cucina diventa un luogo di esplorazione, tentativi e piccole scoperte.
Vi lascio la ricetta e il profumo delle ciliegie che in questi giorni riempiono la mia cucina.
Se deciderete di provarla, raccontatemi com’è andata. Io intanto mi godo gli ultimi cucchiaini rimasti in frigorifero.
A presto,
M. 🌿
🎧 Ocie Elliott – Thinking About You



Mi piace immaginare il viaggio delle ricette. Il malabi che ho incontrato tra le pagine di un libro acquistato a Budapest probabilmente ha attraversato paesi, lingue e generazioni prima di arrivare fino a me. Poi è successo quello che accade spesso in cucina: una ricetta ne ha incontrata un’altra. Le ciliegie di giugno, il cioccolato fondente, il latte di cocco e una piccola foglia di timo hanno trovato il loro posto accanto a un dolce nato molto lontano da qui.

Forse è proprio questo che amo della cucina. La possibilità di partire da una tradizione senza sentirsi obbligati a replicarla. Osservarla, comprenderla, rispettarla e poi lasciarsi guidare dalla stagione, dagli ingredienti che abbiamo davanti e dalla curiosità. Questo dolce nasce così. Da un malabi, da giugno, da un cestino di ciliegie e una bouganville in fiore.

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