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Feta al forno in pasta fillo con nduja, timo e limone

24 Maggio 2023

C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro.
E quando stai solo, resti nessuno.
Nulla è più complicato della sincerità.

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

Immaginario

Queste parole di Pirandello, oggi, risuonano più vere che mai, visto che, “grazie” ai social, il numero delle relazioni virtuali, di qualsiasi natura, è cresciuto a dismisura. Ciascuno di noi può trasformarsi in ciò che vuole. Può millantare esperienze e viaggi mai fatti, libri mai letti, dischi mai ascoltati, abilità inesistenti… In sintesi, può ridisegnare se stesso (anche fisicamente, grazie ai filtri) e la propria vita, infinite volte, e dare in pasto a chi guarda una realtà inventata ad hoc per mantenere vivo il personaggio che si è costruito e che si muove all’interno di quella bolla, spesso fatta di fantasia e finzione, che tutti, chi più, chi meno, frequentiamo ogni giorno.

L’importante, però, è avere una buona memoria, perché a un certo punto, è facile perdere il conto delle balle che si sono raccontate, ed essere stanati è un attimo. Ma pare che noi italiani, in genere, abbiamo la memoria corta… Tendiamo a dimenticare le cose più importanti, figuriamoci le cazzate…Ah, no, forse quelle ce le ricordiamo di più! Ahahahah! 

Sarcasmo a parte, posso dire che trovo questa cosa molto triste? Soprattutto perché il mio fiuto e il mio sesto senso mi mettono in condizione di scovare sempre quelli che si comportano così e devo ammettere che mi procurano sempre una certa tristezza. Per fare un esempio, nel mondo del blogging, soprattutto in quello del food e della fotografia, ci sono un sacco di persone che rubano foto e ricette di altri e le spacciano per proprie, arrivando al punto di auto-convincersi che quel contenuto sia realmente il loro, visto il modo in cui gongolano e ringraziano per ogni singolo complimento ricevuto… Io stessa sono stata più volte vittima di cose così, e ho potuto vedere con i miei occhi fin dove è capace di spingersi nella recitazione certa gente… Alcuni, una volta scoperti, si ergono a vittime, certi piagnistei assurdi…

Non dimenticherò mai una tipa che aveva il profilo fatto di foto e ricette rubate in ogni dove, che una volta scoperta si era spinta al punto di scrivere pubblicamente a tutti i suoi “seguaci” (li chiamava così, manco fossero i membri di una setta) che i proprietari delle foto (tra cui io) avrebbero dovuto ringraziarla, perché aveva dato visibilità al LORO lavoro… CERTO, peccato che lo avesse spacciato per proprio.

Ma dico, ma per cosa ringrazi se il merito non è il tuo? Che gusto si prova nel sentirsi apprezzati per ciò che non si è, per ciò che non si sa fare, non si è fatto e non si conosce? Non lo capirò mai… Anzi, al posto di gente così, mi vergognerei come una ladra.  Mi imbarazzano i complimenti “meritati”, figuriamoci quelli che non mi spettano…

Sarà che la sincerità e la genuinità sono per me valori importantissimi. Sarà che non ho paura di ammettere che sono ancora tante, tantissime, le cose che non conosco e che vorrei imparare. E per fortuna, se no, sai che noia una vita in cui non hai più nulla da imparare? Perché c’è sempre questa tendenza a farsi più grandi di quel che si è, più belli, più intelligenti, più fighi, più capaci… Perché? Perché siamo incapaci di convivere con le nostre fragilità e insicurezze? E anche con le nostre carenze? Perché vogliamo sentirci sempre “arrivati”? 

Più passa il tempo, e più mi assale una strana nostalgia per la vita di un tempo, quando le relazioni umane erano fatte di contatti veri e diretti. La gente la conoscevi di persona, senza filtri, all’interno di un contesto vero, tangibile. Le simpatie e le antipatie affioravano a pelle, certo, però guardando qualcuno negli occhi, sentendo il tocco della sua mano mentre stringeva la tua, ascoltando il suono della sua voce… Probabilmente si conosceva meno gente, ma in modo un po’ più vero, perlomeno, sotto certi aspetti. Perché so bene che l’essere umano, parafrasando Pirandello, tende sempre a indossare una o più maschere. 

Oggi si ha la sensazione di conoscere l’universo intero, mentre in realtà siamo sempre più soli, chiusi nella nostra piccola dimensione, con gli occhi fissi su uno schermo e le dita che si muovono sul touch di un telefono o su quello di una tastiera. 

Non facciamo più gruppo, non siamo più capaci di aggregarci, di mettere insieme idee e propositi, di scendere in piazza, di ribellarci, ed è per questo che più passa il tempo e più diventiamo inoffensivi per la politica, che fa di noi ciò che vuole. Subiamo. Più passa il tempo e più ci trasformiamo in isole. Ognuno per sé… Tutti concentrati sul nostro piccolo orticello. Un uomo da solo non può nulla e non fa paura a nessuno, ma in gruppo…

Sono una disadattata. Sono totalmente incapace di accettare questa nuova realtà. Detesto sentir parlare di intelligenza artificiale. Detesto che le macchine si stiano sempre più sostituendo all’uomo. Detesto le casse automatiche, detesto che ai caselli autostradali non ci siano più i casellanti. Detesto quella parte di progresso che tende a mettere l’essere umano e i suoi bisogni in secondo piano. Detesto questa forma di isolamento in cui siamo piombati.

È INCONCEPIBILE pensare che un’intelligenza artificiale possa essere, anche solo lontanamente, paragonata a quella dell’essere umano. L’essere umano è dotato di una intelligenza emotiva ineguagliabile. Abbiamo cuore, anima e cervello, un mix unico ed esplosivo. Per non parlare del ventaglio di emozioni che siamo in grado di provare.

Dovremmo fare un passo indietro, rieducare il pensiero, e ricordarci che oltre lo schermo di un telefono o di un computer c’è un mondo intero da esplorare, ci sono esperienze VERE da fare e gente reale da incontrare. Dovremmo ricominciare a connetterci in modo più profondo con i nostri simili e anche con noi stessi, imparando ad ascoltarci veramente. Dovremmo far circolare idee e pensieri liberi, personali e non omologati. La verità degli altri e lo stile di vita degli altri non devono essere necessariamente i nostri.

La verità è che io, oggi, mi sento molto fortunata, perché ho vissuto parte della mia vita in un’epoca molto diversa da questa, che mi consente di fare confronti e che, per fortuna, mi mantiene ancorata a vecchie abitudini che amo e che conserverò per sempre, come quella, per dirne una, di continuare a comprare libri veri, anziché affidarmi a un Kindle. 

Ma ora, lasciamo da parte le mie elucubrazioni mentali e pensiamo al gusto… perché la ricetta che vi propongo oggi, nella sua semplicità estrema, è STRATOSFERICA! Croccante, piccante, dolce, salata, profumata e goduriosa. Vi avverto, perché è doveroso, e non sto affatto esagerando: questa ricettina crea dipendenza! Sono pronta a scommettere che se la provate, diventerà anche per voi una vera e propria ossessione. E poi, non pensate anche voi che sia davvero gradevole alla vista?

È una sorta di rivisitazione della Tiropitakia greca. Rivisitazione, perché l’ho farcita a modo mio. Il risultato è un buonissimo piatto fusion greco- italiano. Potete proporlo come aperitivo, antipasto o secondo. Caldo, appena sfornato, è un sogno… ma anche da tiepido continua a mantenere intatta la sua bontà. Spero che la mia proposta vi piaccia.

Direi che ora è veramente tutto, vi abbraccio e vi auguro una buonissima giornata.

A presto!

M. 🍃

 

 

Feta al forno in pasta fillo con nduja, timo e limone
Piatto: antipasto, apertitivo, Secondo piatto
Keyword: Feta al forno, Nduja, Pasta fillo
Porzioni: 2
Ingredienti
  • 2 panetti di feta
  • 2 sfoglie di pasta fillo
  • 1 limone bio
  • q.b. di nduja
  • q.b. di timo fresco
  • q.b. di miele (io acacia)
  • q.b. di semi di sesamo e nigella
  • q.b. di olio evo
  • Per completare
  • pomodorini, basilico, sale, olio evo
Istruzioni
  1. Srotolate una sfoglia di pasta fillo, immaginate di dividerla in due parti e spennellate il lato sinistro con olio e spalmate il lato destro con la nduja. Aggiungete il timo e la scorza di limone grattugiata. Ripiegate a metà nel senso della larghezza, cosicché il lato spalmato con olio e quello spalmato con nduja si bacino. Adagiate al centro il panetto di feta e chiudete come fareste con un pacchettino. Spennellate con olio tutto il pacchettino e adagiate su carta forno. Ripetete anche con l'altro panetto di feta e infornate in forno preriscaldato a 180° modalità ventilata, per 20 minuti o fino a quando la pasta fillo non avrà preso un bel colore.

  2. Sfornate, trasferite su un piatto di portata e completate con miele, semi di sesamo e nigella, timo, scorza di limone e con i pomodorini conditi con olio, sale e basilico. Servite subito.

Note

Non vi ho indicato quantità per la nduja, in quanto è giusto che ciascuno di voi la dosi per come preferisce, visto che è molto piccante. 

🍃🍃🍃

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