Bevande Frammenti di vita

L’Investigatopo, l’intelligenza artificiale e Dafne’s Corner

28 Giugno 2026
Tè freddo al rooibos con albicocche, limone, timo limone e menta.

Un tè freddo, uno specchio da luna park e quindici anni di storie

Confesso una cosa. Qualche giorno fa mi sono trasformata in una sorta di investigatore privato. O forse, più correttamente, in un investigatopo. Per pura curiosità ho deciso di interrogare l’intelligenza artificiale di Google, quella che oggi chiamano AI Mode.

Non su una ricetta. Non su una fotografia. Su Dafne’s Corner. E, soprattutto, su Mary Pellegrino.

Naturalmente non mi sono presentata come l’autrice del blog. Sarebbe stato troppo facile. Ho finto di essere una perfetta sconosciuta e ho iniziato a fare domande.

Che cos’è Dafne’s Corner?
Chi è Mary Pellegrino?
Vale la pena seguire questo blog?
Perché non ha migliaia di follower?
Che cosa lo rende diverso da tanti altri?

Lo ammetto: mi aspettavo qualche risposta generica e un po’ impersonale. Invece mi sono ritrovata a trascorrere un’oretta a leggere descrizioni che, tra un’esagerazione e l’altra, mi hanno fatta sorridere, riflettere e, in alcuni casi, persino arrossire.

A un certo punto l’intelligenza artificiale mi ha paragonata a Linda Lomelino. Ho rischiato di cadere dalla sedia. Insomma, stiamo parlando di una persona che ha un numero imprecisato di follower e un blog diventato famoso in tutto il mondo. A dire di AI, apparteniamo allo stesso “filone visuale”. E, testualmente: “Né Mary né Linda fotografano il cibo in modo “industriale” o perfetto. Preferiscono mostrare il lato poetico: una torta con lo zucchero a velo che cade, le briciole sul tavolo o una colata di sciroppo. Il dolce non è solo qualcosa da mangiare, ma diventa il protagonista di una storia d’inverno o di un pomeriggio accogliente.”.

Devo confessare una cosa: quel paragone mi ha fatta sorridere, ma anche riflettere. Perché, a ben vedere, il nostro immaginario è piuttosto diverso. Nelle fotografie di Linda c’è spesso una dimensione fiabesca, quasi nordica, sospesa tra il bosco e il sogno. Il suo è un mondo che sembra appartenere a una favola.

Io, invece, credo di muovermi in una direzione diversa. Se proprio dovessi trovare una definizione, parlerei di un piccolo realismo poetico. Mi piace partire dalle cose di tutti i giorni, un bicchiere di tè, un mazzo di fiori, una torta, un libro lasciato aperto sul tavolo, e provare a raccontarle con uno sguardo un po’ più lento e contemplativo, senza allontanarle troppo dalla realtà e dal presente.

E poi, lo dico sinceramente, non ho mai guardato agli altri per costruire il mio percorso. Ho sempre seguito le mie curiosità, le mie ossessioni del momento e ciò che, semplicemente, mi faceva stare bene.

Forse, però, esistono sensibilità che finiscono per sfiorarsi senza essersi mai cercate. Persone che, pur vivendo in luoghi diversi e raccontando mondi differenti, condividono uno stesso modo di guardare la luce, gli oggetti o il silenzio.

A dire il vero, non conoscevo nemmeno il lavoro più recente di Linda Lomelino. È stata proprio l’intelligenza artificiale a incuriosirmi. Così, sono andata a dare un’occhiata al suo profilo e lì ho scoperto una coincidenza che mi ha fatta sorridere: anche lei sembra essersi avvicinata alla doppia esposizione, una tecnica che in questo periodo sta affascinando molto anche me.

Insomma, più che di influenza, forse si tratta di una di quelle misteriose affinità estetiche che ogni tanto si incontrano lungo la strada.

Poco dopo mi ha definita una “esteta moderna”. Ho riletto la frase mentre passavo l’aspirapolvere sotto il divano e devo ammettere che in quella precisa circostanza, mi è sembrata un’affermazione molto meno credibile! Ahahahaha! 

Secondo l’AI utilizzo ingredienti insoliti, erbe spontanee e spezie rare. La realtà sta nel mezzo. Perché una parte considerevole della mia produzione ruota attorno a ingredienti comuni che però, magari, riesco a mettere insieme in modo insolito.  Le spezie ci sono, questo sì. Rare, forse no. 

Insomma, l’entusiasmo non le manca. A sua discolpa, però, devo riconoscere una cosa. Non stava improvvisando tutto. Tra una definizione enfatica e l’altra aveva effettivamente recuperato moltissime informazioni corrette. Anche quelle relative al mio “lavoro vero”, quello che occupa le mie giornate per almeno 8 ore.

Conosceva l’esistenza della mia monografia fotografica Balance of Light and Dark pubblicata da Psicografici Editore. Sapeva che Dafne’s Corner è nato nel 2011. Aveva trovato riferimenti alla sezione dedicata alla musica, alle collaborazioni e persino ad alcuni aspetti della mia storia personale e creativa.

Insomma, più che una chiacchierata con una macchina, a tratti è sembrata una conversazione con qualcuno che aveva passato il pomeriggio a rovistare nei cassetti del blog . E la cosa, lo ammetto, è stata al tempo stesso affascinante e leggermente inquietante.

Ma la vera sorpresa è arrivata poco dopo. Tra le tante osservazioni, ce n’è stata una che non avevo mai considerato davvero. L’AI ha notato che su Dafne’s Corner il passato c’è ancora. Le prime fotografie. I primi esperimenti. Le ricette degli inizi, con la loro semplicità e il loro modo diverso di essere raccontate. E no, non sto usando l’espressione “diverso” a caso. Chi avrà il coraggio di avventurarsi negli angoli più remoti dell’archivio troverà fotografie che oggi definirei con affetto… discutibili.

In certi casi non serve nemmeno leggere la data. Basta guardare l’impiattamento, il fondale o la luce e pensare: “Ah. Ecco. Qui Mary stava ancora facendo amicizia con la fotografia.” Molte di quelle ricette presentate un po’ come capitava, le preparo ancora oggi. Quello che è cambiato è il modo di guardarle e di raccontarle. Sono cambiate la luce, la composizione, l’estetica, la mia idea di fotografia.

Eppure sono ancora lì. Non le ho mai cancellate. E mai lo farei, perché raccontano qualcosa che considero importante. Raccontano il percorso. Il mio percorso e una parte della mia vita.

Oggi siamo abituati a profili che sembrano nascere già perfetti. Come se dietro ogni fotografia non ci fossero stati tentativi, errori, ripensamenti e immagini sbagliate. Dafne’s Corner, invece, conserva tutto. I primi passi. Le incertezze. Le scoperte. Le ossessioni passeggere. Le fasi che oggi mi fanno sorridere.

Forse perché questo blog non è mai stato una vetrina. È sempre stato un diario. E dei diari, non si dovrebbero cancellare le pagine precedenti.

L’AI lo ha interpretato come un segno di autenticità. Io non so se sia davvero così. So soltanto che ogni tanto è bello voltarsi indietro e vedere la strada percorsa. Anche quando passa attraverso fotografie che sarebbe stato decisamente più prudente nascondere alla vista dell’umanità.

Eppure, più continuavo a fare domande, più iniziavo a notare una cosa curiosa. Le parole che tornavano erano sempre le stesse.

Fotografia.
Musica.
Libri.
Viaggi.
Luce.
Stagioni.
Lentezza.
Atmosfera.

 

Bicchiere di tè freddo alle albicocche e rooibos con ghiaccio e erbe aromatiche.

Mai una volta che l’AI parlasse di algoritmi, strategie social, engagement o crescita. Continuava ostinatamente a descrivere altro. La cosa più divertente è che, a un certo punto, ha iniziato a raccontare una versione di me che non sapevo nemmeno esistesse. Secondo lei, avrei deliberatamente rifiutato le logiche degli algoritmi e dei social network. Una sorta di eroina della resistenza digitale, impegnata a difendere la fotografia lenta e i post chilometrici contro l’avanzata dei reel e delle tendenze del momento.

La descrizione era così appassionata e convincente che per un attimo ho quasi creduto di averlo fatto davvero. La verità, però, è molto meno romantica o forse più romantica, dipende dai punti di vista…

Non mi sono mai svegliata una mattina pensando: “Combatterò gli algoritmi!”. Ho semplicemente continuato a fare ciò che mi piaceva fare. Fotografare. Scrivere. Leggere. Cucinare. Ascoltare musica. E raccontarlo a modo mio. Senza seguire le mode o le tendenze del momento.

E forse è proprio questo che l’intelligenza artificiale ha interpretato come una forma di resistenza (sostantivo che amo e uso spesso). Ed è stato in quel momento che ho capito una cosa. L’intelligenza artificiale si era trasformata in uno strano specchio. Non uno specchio perfetto. Piuttosto uno di quelli che si trovavano nei vecchi luna park. Quelli che deformano la realtà, allungano le figure, esagerano i dettagli e a volte fanno persino ridere.

Mi restituiva un’immagine esagerata, a tratti sbagliata, a volte persino caricaturale. Eppure, tra una deformazione e l’altra, continuavo a riconoscere qualcosa di familiare. Come se, dietro tutte quelle esagerazioni, ci fosse comunque un piccolo frammento di verità.

La cosa che mi ha colpita non è stata leggere che faccio belle fotografie. Quello, nel mio piccolo, e lo dico con tutta la modestia del mondo, lo speravo già.

Mi ha colpita scoprire che, osservando anni di articoli, immagini e ricette, l’AI continuava a parlare di musica, libri, viaggi e lentezza. Come se avesse capito che il cibo, qui dentro, è sempre stato soltanto una parte della storia.

Quando ho aperto Dafne’s Corner, nel settembre del 2011, non avevo alcun progetto editoriale. Non avevo una strategia. Non avevo un piano. E in realtà, continua a essere così. Avevo una modestissima reflex (che stavo cercando di imparare a usare), una cucina, tanti libri, molta musica e il desiderio di raccontare ciò che amavo.

Tutto qui.

Dettaglio dall'alto del tè freddo dell'investigatopo con limone, menta e timo.

Negli anni sono arrivati i viaggi, le collaborazioni, le letture, le fotografie, le ricette e persino i libri, tra cui, uno tutto mio. Ma la sostanza è rimasta sorprendentemente identica. Forse è per questo che l’AI non riusciva a definire Dafne’s Corner come un semplice blog di cucina. Perché, a ben vedere, non lo è mai stato.

Le ricette convivono con le canzoni. Le fotografie con i libri. I viaggi con i ricordi. I gatti con le torte. Le stagioni con i pensieri sparsi. Persino l’ultimo post dedicato al malabi è nato così: da un libro acquistato a Budapest, da una leggenda mediorientale, da un cestino di ciliegie e da una bouganville utilizzata come filtro improvvisato davanti all’obiettivo.

Ripensandoci, la cosa più bella di questo piccolo esperimento da investigatopo non è stata scoprire che cosa l’intelligenza artificiale pensa di me. È stata vedere Dafne’s Corner con occhi diversi. Con gli occhi di qualcuno che arriva qui per la prima volta. Perché dopo quasi quindici anni si rischia di dare tutto per scontato. Le fotografie. Le parole. Le ricette. Persino la strada percorsa. E forse, anche un po’ se stessi e le proprie abilità. 

Forse serviva davvero uno specchio da luna park per farmi notare cose che avevo smesso di vedere. E forse l’osservazione più bella non riguardava me. Riguardava questo posto.

A un certo punto l’AI ha definito Dafne’s Corner un luogo che invita a restare.

Ecco. 

Se dopo tutti questi anni qualcuno percepisce ancora questo, allora forse il senso di tutto è proprio lì.

Alla fine, dopo aver rovistato nel passato, sorriso davanti a vecchie fotografie e scoperto che l’intelligenza artificiale mi considera una combattente anti-algoritmo (che immagine orwelliana), ho pensato che fosse il momento di fermarmi.

Mi sono preparata un tè freddo alle albicocche arrosto, limone, timo e menta e mi sono seduta a guardare tutta la strada percorsa fin qui. Forse aveva ragione anche l’AI. Dafne’s Corner è davvero un luogo che invita a restare. E ogni tanto, sedersi un momento e guardarsi indietro non è poi una cattiva idea.

Se vi va di preparare il tè freddo dell’investigatopo, ecco la “ricetta”.

A presto,

M. 🌿
🎧 Born to be alive 

Perché, dopo quasi quindici anni, questo piccolo angolo è ancora qui. E, in fondo, anche noi.

Tè freddo dell’Investigatopo

Un piccolo ritratto liquido di Dafne’s Corner

Ingredienti per circa 1 litro

● 750 ml di acqua
● 10 g di rooibos
● 2 albicocche mature
● succo di ½ limone
● 4 rametti di timo limone fresco
● 5-6 foglie di menta
● miele, zucchero o altro dolcificante a piacere
● ghiaccio

Per servire (facoltativo)

fettine di limone
piccoli spicchi di albicocca fresca
qualche rametto di timo limone e menta

Procedimento

1. Preparate le albicocche
Lavate le albicocche, dividetele a metà ed eliminate il nocciolo.
Disponetele su una teglia rivestita di carta forno e cuocetele in friggitrice ad aria  per circa 15 minuti a 180°C, finché inizieranno appena a caramellare sui bordi.
Lasciatele intiepidire.

2. Preparate l’infuso

Portate l’acqua quasi a bollore.
Aggiungete il rooibos e lasciatelo in infusione per 7-8 minuti.
Filtrate.

3. Lasciate che i profumi si incontrino

Quando l’infuso è ancora caldo, aggiungete le albicocche arrosto e il timo limone.
Dolcificate a piacere
Lasciate raffreddare e trasferite il tutto in frigorifero per alcune ore, meglio ancora per tutta la notte.

4. Aggiungete le note fresche

Poco prima di servire, unite il succo di limone e le foglie di menta, strofinate leggermente tra le dita per liberarne gli oli essenziali.

5. Servite

Se lo desiderate, aggiungete nei bicchieri qualche fettina di limone, piccoli spicchi di albicocca fresca e un rametto di timo limone. E tanto ghiaccio.
Non resta che accomodarsi e sorseggiarlo lentamente

Note:

Mi piace pensare che ogni ingrediente racconti un piccolo frammento di Dafne’s Corner.
Le albicocche parlano di stagioni e semplicità.
Il limone profuma di viaggi mediterranei.
Il timo limone è la curiosità, quella che mi porta sempre a cercare un dettaglio in più.
La menta aggiunge una nota fresca e leggera.
E il rooibos? Il rooibos è la mia ossessione. Lo amo.

Caldo, ambrato, avvolgente. Ormai da un po’ è entrato nella mia quotidianità… e infatti, ve lo avevo proposto anche qui. 

Bevanda estiva al rooibos e albicocche servita con ghiaccio e agrumi.

 

🌿🌿🌿

                                                                                                                   

 

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