I𝑒𝑟𝑖 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑎 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑎. 𝐴𝑣𝑒𝑣𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑣𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖. 𝐸𝑙𝑣𝑖𝑠 𝑒𝑟𝑎 𝑙𝑖̀, 𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑖 𝑡𝑢𝑙𝑖𝑝𝑎𝑛𝑖, 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑜. 𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑠𝑎 𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑐𝑐ℎ𝑖𝑛𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑣𝑎𝑛𝑖𝑠𝑠𝑒.
Ho sempre avuto la sensazione che il tempo non fluisse in modo lineare. Gli orologi dividono le giornate con precisione assoluta, i calendari ordinano le settimane una dopo l’altra, eppure la percezione è diversa. Ci sono giorni lunghissimi che sembrano contenere una vita intera, di cui ricordiamo e riviviamo nella mente ogni singolo istante e altri che scivolano via senza lasciare traccia, come se non fossero mai esistiti davvero. Come se avessero un peso specifico diverso.
Forse perché il tempo, il vero tempo, non si misura in ore, ma in ciò che riusciamo a sentire mentre lo attraversiamo.
La vita tende alla ripetizione, si sa. Le giornate si somigliano un po’ tutte. Sveglia, lavoro, impegni, commissioni, stanchezza. Una sequenza ordinata che si ripete con variazioni minime e così, ormai da un po’, mi dedico a un piccolissimo esercizio, quello di trovare in ogni singolo giorno almeno qualcosa da ricordare. Non un evento straordinario, non qualcosa di eccezionale. Una piccola cosa. Una foto da scattare, una conversazione piacevole, un pensiero che arriva senza preavviso e resta lì, a sedimentare, oppure qualcosa di buffo, inatteso o curioso.
Il lavoro occupa una parte importante delle nostre giornate e non so quanti siano quelli che lavorano realmente per piacere, ma ho come la sensazione che per molti si tratti più di necessità. Fare la spesa, avere un tetto sicuro sulla testa, concedersi un viaggio ogni tanto o quei piccoli piaceri che danno colore ai giorni.
Per quanto mi riguarda, non ho mai pensato che la realizzazione personale dovesse coincidere totalmente con il lavoro. È una parte della vita, indubbiamente importante, ma non il suo centro. Al primo posto restano gli affetti, i valori, le cose che amiamo fare, quelle che scegliamo liberamente quando nessuno ce lo chiede. Tutto ciò che ci definisce davvero e ci permette di riconoscerci, di far coincidere ciò che siamo dentro con ciò che mostriamo fuori.
L’ho capito con chiarezza ogni volta che qualcosa nato per puro piacere personale, nel mio caso la fotografia, si è trasformato in un compito, in un lavoro. Quando la creatività incontra aspettative, richieste, risultati da raggiungere, cambia natura. Non scompare, ma perde leggerezza. Lo sguardo diventa più controllato, meno libero. È come se attorno all’atto creativo comparisse una struttura invisibile che ne limita il respiro.
Forse è anche per questo che oggi tutto sembra così simile. Sui social scorrono immagini quasi identiche, le stesse ricette replicate all’infinito, fotografie e video costruite secondo gli stessi schemi. Stessa gestualità, stesse parole. Non è difficile capire perché accade, in fondo, imitare ciò che funziona rassicura e promette visibilità. Ma a lungo andare produce un paesaggio uniforme, dove distinguere una voce dall’altra diventa sempre più difficile.
Eppure, la libertà creativa, quella vera, non nasce dal tentativo di essere originali a tutti i costi. Nasce dalla fedeltà a ciò che ci appartiene davvero. Dal fare qualcosa prima di tutto per il piacere di farlo, senza inseguire algoritmi o aspettative esterne.
Forse la questione non è sfuggire alla routine, cosa spesso impossibile, ma imparare ad abitare le giornate con uno sguardo diverso. Cercare piccoli scarti dentro la ripetizione e salvare momenti.
Perché il tempo, alla fine, non diventa significativo per la quantità di cose che facciamo, ma per quelle che riusciamo davvero a vivere, per quelle che ci portiamo (e ci porteremo) dentro.
Le giornate possono anche assomigliarsi tutte. Il lavoro può restare una necessità. La struttura della vita può sembrare rigida e prevedibile. Ma dentro quella struttura esiste ancora uno spazio personale, in cui scegliere cosa osservare, cosa ricordare, cosa custodire e soprattutto chi essere.
Non possiamo fermare la ruota mentre gira, ma possiamo decidere, ogni tanto, di alzare lo sguardo, posarlo oltre l’orizzonte e scoprire che anche un giorno qualunque, se vissuto con cura, può lasciare una traccia e trasformarsi in un giorno, a modo suo, straordinario.
M. 🌿

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