Piatto unico Verdure

Tiella di cipolle, patate e pane per Taste&More n. 22

4 novembre 2016

Poco fa sono stata attratta dal titolo accattivante di un articolo, e ho cominciato a leggerlo. Pare che il segreto della felicità sia racchiuso dentro di noi e che per raggiungerla davvero sia “sufficiente” imparare a mettere in pratica alcuni comportamenti. No, non spaventatevi…sono solo 15 accorgimenti legati da un unico filo comune: lasciar andare. Imparare a lasciar andare.

E qui mi viene in mente la canzone di Niccolò Fabi che a volte ascolto a ripetizione, nemmeno fosse un mantra, e mi riferisco a Vince chi molla.

Così, sappiate che se volete raggiungere la felicità, dovete impegnarvi a dare un taglio netto a tutti quei comportamenti nocivi che vi provocano rabbia, dolore, stress e sofferenza. Volendo tradurre e semplificare il tutto, dovete imparare a “mandare a fare in bip” tutto e tutti un po’ più spesso. Quindi, cominciate ad allenarvi. Mettetevi davanti allo specchio e fate qualche esercizio per sciogliervi un po’.

Ebbene sì, i 15 accorgimenti me li sono letti tutti, uno a uno e devo dire che con la teoria sono davvero imbattibile, è la pratica che mi frega un pochino. Nulla che io non sapessi o non avessi già intuito, anche perché non bisogna avere chissà quale QI per capire cosa ci fa bene e cosa ci fa male. Ma a mio avviso, la vera svolta, la vera notizia sensazionale, la vera SCOPERTA, sarebbe stata quella di fornirci la cura, le strategie. Spiegarci come fare diventare diversi. Diversi davvero. Come fare a spezzare il circolo vizioso di tutti quei comportamenti limitanti che ci mettono in una gabbia e ci impediscono di essere felici o perlomeno ci impediscono di esserlo un po’ più spesso e in modo un po’ più spontaneo.

Che poi, usare la parola “felicità” mi sembra un qualcosa di estremamente forzato. Io avrei parlato più di serenità, perché la felicità, a mio avviso, è solo una conseguenza della serenità e soprattutto è legata ad attimi e a momenti particolari. Non può e non deve diventare una condizione, altrimenti che gusto ci sarebbe?

Comunque, visto che l’articolo l’ho letto, ecco qui, i 15 comportamenti da non tenere….fatene tesoro, mi raccomando ;)

Dovete smetterla di voler avere sempre ragione, basta fare i “sapientini clem clem”; liberatevi della mania di voler tenere sempre tutto sotto controllo, non siete Dio; basta dare sempre la colpa agli alti, prendetevi le vostre responsabilità; mettete un punto ai pensieri distruttivi del tipo #maiunagioia, perché così facendo vi portate un po’ sfiga da soli e alimentate comportamenti autolesionistici; basta lamentarvi sempre, e che caz2o; basta dire che non ce la potete fare, altrimenti rischiate di non farcela davvero, insomma non tarpatevi le ali; basta voler far colpo sugli altri fingendo di essere quel che non siete…accettatevi e mostratevi per quello che siete davvero, insomma, smettetela di fare i piacioni; non criticate sempre tutto e tutti, accettate la diversità e aprite la vostra mente; non alimentate la paura, è limitante e paralizzante; basta con gli alibi, che tradotto significa “smettetela di raccontarvela”; lasciate andare il passato, quel che è stato è stato…e mi viene in mente una canzone che diceva così: “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…chi ha dato, ha dato, ha dato…scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá!”; non confondete l’attaccamento con l’amore e imparate a dire no a tutte le dipendenze ( basta alcol, droga, sesso e rock and roll ) perché celano paure, e voi non dovete averne; e dulcis in fundo…non vivete assecondando gli altri e soprattutto le aspettative degli altri: guardatevi allo specchio e imparate a riconoscervi…magari, struccatevi prima ;)

Come vedete, sembra tutto molto chiaro e lampante…e ora, se volete leggervi l’articolo, quello vero e senza le mie considerazioni cazzare, lo trovate qui.

Prima di andare vi lascio questa ricetta troppo buona che potete trovare anche su Taste&More, anzi, state in campana perché è in arrivo il prossimo numero. Questo è un piatto rustico e saporito che può tornarvi utile anche per utilizzare il pane raffermo. Un piatto dal sapore antico e avvolgente che preparava spesso la mia nonna Maria :)

Buon weekend !

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Tiella di cipolle, patate e pane per Taste&More n. 22
Preparazione
30 min
Cottura
1 h 30 min
Tempo totale
2 h
 
Per 4
Piatto: Piatto unico
Cucina: Italiana
Autore: m4ry
Ingredienti
  • 800 g di patate ( peso lordo)
  • 200 g di pane casereccio raffermo
  • 80 g di grana padano
  • 12 pomodori ciliegia
  • 1 grossa cipolla rossa di Acquaviva (800 g circa)*
  • 1 mazzetto di basilico**
  • 1/2 bicchiere d’acqua
  • 
origano secco q.b.
  • 
olio evo q.b.
  • 
sale q.b.
  • pepe q.b.
  • *Potete sostituire la cipolla di Acquaviva con 800 g di cipolle rosse (peso lordo).
  • ** Potete sostituire il basilico con prezzemolo
Istruzioni
  1. Pelate le patate, lavatele e tagliatele a spicchi spessi 1cm. Fate la stessa cosa con la cipolla. Tagliate il pane a fette e poi in pezzi più piccoli e regolari. Tagliate i pomodori a metà.
  2. Mettete nel cutter il grana padano con l’origano e il basilico e sminuzzate tutto finemente.
  3. Accendete il forno a 180°.
  4. Bagnate e strizzate un foglio di carta forno, adagiatelo sul fondo di una teglia e irroratelo con olio, sale e pepe, fate un primo strato con patate, cipolle, pane e pomodori. Salate, pepate, irrorate con l’olio e cospargete con parte del trito aromatico. Fate un secondo strato di pane e verdure, aggiungete mezzo bicchiere d’acqua e condite nuovamente con olio, sale, pepe, trito aromatico.
  5. Infornate per circa un’ora e mezza o fino a quando le patate non saranno diventate morbide.
  6. Sfornate e lasciate riposare 10 minuti prima di servire.

 

 

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14 Comments

  • Reply Lara 4 novembre 2016 at 12:25

    Pure a me mi frega la pratica, ma mi sto allenando e non davanti allo specchio… hihihi. lo faccio live. Favolosa ricetta

    • Reply m4ry 4 novembre 2016 at 12:31

      Ahahah! E vai allora…magari ci potrai fornire tu qualche indicazione un po’ più pratica :P

  • Reply Silvia Brisi 5 novembre 2016 at 10:38

    Ah ah, si, in effetti poi è la pratica che frega, però dai, almeno posso dire che da qualche tempo a questa parte sto facendo passi da gigante!!
    Super buona questa tiella, ne sento il profumo sino a qui!!
    Un bacione Mary e buon we!!

    • Reply m4ry 7 novembre 2016 at 8:03

      Bisognerebbe predisporre un libricino con qualche esercizio da fare ;)
      Bacione Silvia!

  • Reply Francesca P. 5 novembre 2016 at 10:38

    Bene, direi di fare almeno 10 stampe di questo articolo e di attaccare un foglio in ogni stanza di casa, poi metterne un altro in borsa e un altro ancora in tasca… e già che ci siamo, attaccarne uno in fronte! :D
    Amica mia, quanti discorsi abbiamo fatto e faremo sul “lasciare andare”… una delle cose più difficili. Ma forse la soddisfazione, quando ci si riesce, è tutta lì: più è faticoso, più ci si sente liberi, dopo. In proporzione.
    Quando riusciremo a farlo, che dici se oltre allo champagne ci spariamo una dose tripla di tiella? :D

    • Reply m4ry 7 novembre 2016 at 8:06

      Madonna santa Fra, ma perché è così difficile? Non basta l’intenzione, nemmeno quella vera…c’è sempre un’alternanza di stati d’animo e di umori e di tante cose. Poi sai, penso che certe persone, quelle più sensibili, siano incapaci di chiudere le porte completamente…e vabbè…continuo a sperare nello champagne ;)

  • Reply zia consu 5 novembre 2016 at 11:13

    Dovrei sicuramente seguire anch’io questi consigli..ma non è così facile..provarci non costa niente, quindi tanto vale fare un tentativo, giusto??
    Golosissima ricetta, ricca di tradizione ed ingredienti buoni :-)
    Buon we dolcezza <3

    • Reply m4ry 7 novembre 2016 at 8:01

      Non è facile, infatti…sembra, ma non è. Perché non è facile scardinare certi comportamneti che affondano le loro radici chissà dove e chissà perché…bacio Consu!

  • Reply ipasticciditerry 5 novembre 2016 at 11:45

    Buonissimo! Mi ricorda riso,patate e cozze ma senza riso e senza cozze aahahahhh. Scherzi a parte, lo trovo molto stuzzicante. Io devo essere sincera, con l’età sono cambiata a e maturata molto. La mia “illuminazione” è arrivata approfondendo la medicina cinese, che non seguo per inteso. Però da lì ho imparato tutte quelle belle cosine che hai elencato tu. Ogni tanto mi faccio prendere dallo sconforto perchè sembra che non ci sia fine alla sfiga ma poi mi guardo intorno, il sorriso dei miei cari e l’amore che provo per loro, mi fa tornare in mente che, comunque, sono molto fortunata. Ho imparato prima di tutto a volermi bene, davvero e poi a pensare agli altri. Perchè se non stai bene tu, come fai a far star bene chi ti sta intorno? Grazie per questo bell’articolo. Un abbraccio e buona domenica. Qua da noi piove e ci sono 8 gradi. Evito di guardar fuori e mi concentro sui panettoni che sto preparando … è meglio ♥

    • Reply m4ry 7 novembre 2016 at 8:00

      In effetti se non impariamo a voler bene in primis a noi stessi ( con un pizzico di egoismo che io definisco sano), non potremo mai voler bene agli altri…qui continuano ad esserci belle giornate e temperature troppo calde per i miei gusti…Un bacio amica <3

  • Reply Rebecka 8 novembre 2016 at 13:45

    Questo è uno di quei comfort food dei quali non potrei fare a meno. Un piatto povero, che di povero nulla ha, perfetto per riciclare le ultime cose della dispensa.
    Fantastiche le foto, come sempre.

    • Reply m4ry 8 novembre 2016 at 14:56

      Ciao Rebecka, grazie mille :) Un abbraccio !

  • Reply Elle 8 novembre 2016 at 14:44

    Mah, io faccio esattamente queste quindici cose che tu hai fantasticamente riassunto, al punto che l’articolo vero non lo leggerei neppure. Ho trascorsi di profonda rimessa in discussione di me, io ;)
    La felicità è un momento, non può essere uno stato di fatto raggiunto più o meno a fatica, la serenità è sempre stata anche il mio obiettivo, l’ho raggiunta, ma quanto è merito mio? Quindi via la pretesa di essere la unica e sola fautrice del mio destino (che non esiste, continuo a pensare), mettiamoci anche il caso e qualche altra persona ;)
    Passando alle questioni pratiche: quanto raffermo può essere il pane? Quello che si taglia solo col coltello elettrico è troppo duro mi sa… Buona giornata Mary, ora vengo a vedere anche l’ultimo post :)

    • Reply m4ry 8 novembre 2016 at 15:00

      Concordo con te, è esattamente come dici tu e soprattutto penso che regole non ce ne siano. Il pane raffermo non dev’essere proprio duro duro da farci il pane grattugiato ecco. Una cosa che può andare. Diciamo un pane casereccio che abbia due/tre giorni di vita :)
      Ciao Elle, buona giornata a te !

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